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Tuesday, June 27, 2017

Santa Maria Goretti, Ascoli Piceno: archiviato pozzo esplorativo della Apennine Energy













Ma guarda che nomi devono andare a scovare. Pure i santi.

Ma in questo caso e' stata Santa Maria Goretti che sconfigge, a modo suo, i prepotenti della Apennine Energy. Il Ministero dell'Ambiente infatti ha appena annunciato l'archivio di questa concessione in provincia di Ascoli Piceno perche' la societa' proponente non ha presentato dei documenti aggiuntivi che il ministero dell'ambiente aveva chiesto loro.

Il permesso di ricerca era su un territorio di 100 chilometri quadrati sparso fra i comuni di Ripatransone, Cossignano, Offida, Acquaviva Picena, Monteprandone, Monsampolo del Tronto, Spinetoli, Castorano, Colli del Tronto.

Volevano qui trivellare un pozzo esplorativo di 4 chilometri di profondita' alla ricerca di petrolio e di gas chiamato Cancello 1 nella contrada Canali, frazione di Ripatransone.

Siamo in una zona turistica, dove fanno vino ed olio, non lontano dal Sito di Interesse comunitario "Boschi tra Cupramarittima e Ripatransone" e nel pieno del "Paesaggio Agrario Montefiore dell'Aso Ripatransone"

L'area era stata gia' esplorata e trivellata per quattro volte alla ricerca di gas e di petrolio fra il 1968 e il 2008 da una serie di ditte, fra cui ENI, Montedison, Fina and Snia.

La Sound Energy chiede di trivellare di nuovo nel 2009, e riceve l'OK per sottomettere documenti di valutazione di impatto ambientale sotto Natale, il 23 Dicembre 2013.

Avrebbero pagato 520 euro l'anno di canone d'affitto.

Secondo la Sound Energy, la casa madre della Apennine Energy e con sede a Londra, la concessione Santa Maria Goretti valeva 46 milioni di euro e ci avrebbero tirato fuori 900 milioni di metri cubi in totale.

Se ne consumiamo 75 miliardi l'anno di gas, nelle piu rosee delle speranze (e dai numeri dei petrolieri, quindi tutti da verificare!) queste trivelle ci avrebbero dato gas per circa 4 giorni di fabbisogno nazionale, sparsi ovviamente nell'arco dei 30 o 40 anni di vita del giacimento.

Come, sempre solo un altra occasione per speculare da parte di quest'altra microditta britannica.

La gente si e' arrabbiata non poco, hanno mandato osservazioni, ed espresso parere negativo in tanti, fra cui i comuni del comprensorio, la provincia di Ascoli Piceno. A un certo punto anche la regione da parere negativo e chiede integrazioni e ulteriori documenti.

E cosi il ministero dell'ambiente fa richiesta di dati aggiuntivi il 22 Aprile 2015. La Apennine Energy promette che avrebbe mandato tutto il 30 Maggio 2015. Non hanno mandato niente e cosi due anni dopo...il ministero gli dice grazie prego e arrivederci.

Nessuna integrazione e' pergiunta, e cosi, il pozzo e' stato rimandato al mittente.

Come sempre, la cosa triste in queste belle notizie, e' che non c'e' mai un ministero che dice "no, qui non si trivella perche' dobbiamo proteggere residenti, campi, vino, turismo". C'e' invece come sempre la gente che si arrabbia e che protesta, e ci sono cavilli tecnici piu' o meno immediati che fermano i progetti.

Alla fine l'importante e' fermarli, e vanno bene anche i cavilli, ma sarebbe bello, per una volta, sentire Galletti e Franceschini, Renzi e Gentiloni dire: l'Italia non e' da trivellare, ma da custodire.

Almeno ci resta Santa Maria Goretti.

Sunday, June 25, 2017

La Francia conferma: niente piu' trivelle per petrolio, gas, fracking

Nicolas Hulot, Ministro della Transizione Energetica sotto Emmanuel Macron

 Guyana francese





“There will be no new exploration licences for hydrocarbons,”



Era gia' stato annunciato circa un anno fa e il nuovo governo di Emmanuel Macron pare ora voler fare sul serio.

Come parte della transizione verso un futuro piu' green, la Francia non dara' piu' licenze esplorative per petrolio e gas.

Il ministro della transizione ecologica, Nicolas Hulot conferma che la legge sara' approvata in autunno.   Chi e' Nicolas Hulot? E' un attivista che nella vita ha realizzato diversi documentari sulla natura e sulla necessita' di proteggerla.

Aumenteranno anche le tasse sul diesel, e ci saranno decisioni piu' rapide per tagliare le emissioni e l'inquinamento in generale.  Il divieto di trivellare sara' esteso al petrolio, al gas, con o senza fracking e anche nelle ex-colonie, in particolare nella Guinea francese che di recente e' stata presa di mira da varie compagnie di petrolio e di gas.

Uno dei timori e' che le ditte di oil and gas faranno ricorsi e correranno in tribunale.

Dopotutto la Total e' potente ed e' francese.

In questo momento, il 75% dell'energia in Francia pero' arriva dal nucleare, industria che da impiego a 200mila lavoratori sotto la EDF - Elettricita' di Francia. Nel 2016 una legge e' stata passata per ridurre l'uso del nucleare fino al 50% entro il 2025 -- legge che ha gia' portato a proteste per la possibile perdita di posti di lavoro, e per la prevista chiusura di 20 reattori. 

Quindi c'e' da lavorare. Ma Macron vuole anche portare avanti un nuovo programma per ridurre i consumi, tagliare le emissioni di anidride carbonica e portare lavoro.

Insomma, come dice Nicolas Hulot nella foto con Arnold nella foto in alto, vuole "make the planet great again".


Pakistan: esplode camion-petrolifero. 123 morti



Sono almeno 123 i morti carbonizzati dopo l'esplosione e l'incendio di un camion che trasportava greggio lungo una autostrada in Pakistan. Siamo in localita' Ahmedpur East nella zona detta di Bahawalpur. Oltre ai morti, circa 40 persone sono state portate all'ospedale in condizioni critiche, con almeno il 70% di ustioni.

Si teme che il numero dei morti aumentera'.

La tragedia e' triste e qui la dinamica e' ancora piu' triste perche' c'e' di mezzo gente che non sapeva quel che faceva, e che si e' portata per molti versi la morte da sola.

Intanto la strada era tortuosa e pericolosa. Il camion che andava da Karachi a Lahore, perde controllo e si capolovge. La gente si avvicina per racimolare il petrolio che fuoriesce.

In totale c'erano 25mila litri di greggio.

Sono venuti con cucchiai, mestoli, pentole, ed altri utensili da cucina da villaggi nei dintorni. Erano uomini, donne e bambini.

Hanno iniziato a chiamare parenti ed amici per venire a prendere il petrolio "gratis".

La polizia ha cercato di tenerli lontano ma non ci sono riusciti.

 La folla cresce.

Alcuni fumanvano.

Da mettersi le mani nei capelli.

E poi .... poi il camion e' scoppiato e ha incendiato se stesso, la gente, 75 motociclette e 4 macchine. Alcuni corpi sono irriconoscibili.

Si pensa che sia per colpa delle sigarette.



L'ospedale non ha un reparto ustioni.

Quello piu vicino e' a 150 chilometri.

Dicono che faranno venire gli elicotteri.

E' arrivato l'esercito intanto.

Altre storie di petrolio. 

Saturday, June 24, 2017

India: la ditta di carbone piu grande del mondo chiude 37 impianti. Vince il sole.














Le epoche passano, e noi anche se non se non lo sappiamo siamo nel bel mezzo di questo tempo di transizione dalle fossili alle rinnovabili.

Qualche partita la perdiamo, ci sono sempre i fossili dentro, da Trump fino a Descalzi, ma il futuro non e' piu' sottoterra.

Ed e' rimarchevole che i principali risultati arrivino dai paesi in via di sviluppo. Forse per la loro densita' demografica, o per il fatto di partire da zero e di non avere zavorra petrolifera, fatta di interessi, di lobbisti, di diritti acquisiti, che le cose qui sono piu facili. Fatto sta che le rinnovabili continuano a crescere come non mai in India.

Cosi tanto che la ditta principale di carbone del paese, la Coal India, la piu' grande del mondo e che produce -- o produceva --  l'82% del fabbisogno nazionale chiude 37 delle sue miniere.

Non sono piu competitive con il sole e con il vento.

Queste 37 miniere rappresentano il 9% delle operazioni della Coal India che risparmiera' ben 124 milioni di dollari dalla loro chiusura.
Nel solo mese di Maggio, l'India ha mandato in pensione l'equivalente di 14 gigawatt di stazioni energetiche a carbone. E' l'equivalente di tutto il carbone che usa il Regno Unito!
Le tariffe per l'energia dal solo sono arrivate a minimi record: cioe' costa cosi poco l'energia dal sole che il carbone non e' piu competitivo. 
All'asta nazionale del giorno 12 Maggio 2017 la Solar Energy Corporation of India (SECI) ha annunciato di vendere energia per 2.44 rupie per kilowatt-ora.
L'energia dal carbone invece e' stata offerta per 3.20 rupie per kilowatt-ora.
E' evidente cosa costa meno!

E cosi, grazie ad investimenti, crollo dei prezzi, migliore tecnologia, il paese non costruira' piu' impianti a carbone dopo il 2022.

Se tutto va come prgrammato, si arrivera' al 57% di energia da rinnovabili entro il 2027. 

Fra dieci anni in una nazione di un miliardo di persone e piu', e in via di sviluppo.

Friday, June 23, 2017

Le rinnovabili: il mondo e l'Italia





Il sole ed il vento crescono senza sosta, e la transizione verso le rinnovabili non e' piu' una questione di ambientalismo o di ideali.

E' una questione di economia.

Secondo il Dipartimento dell'Energia americano, dal 2008 ad oggi il crollo del costo dell'energia solare e' calato di circa il 64%, e del 41% per il vento, di modo che sole e vento sono ora competitivi con le fonti fossili.  E se si guarda ancora piu' indietro, negli anni settanta il costo dell'energia solare era di 150 volte di piu' rispetto ad adesso.

I progressi fatti nello stoccaggio dell'energia fanno si che diventa sempre piu' possibile pensare ad una rete elettrica fatta solo di fonti rinnovabili: il vecchio principio secondo cui quando piove o quando non c'e' vento restiamo senza corrente, non tiene piu'.

E questo lo si vede e lo si sente dai mercati internazionali. La Cina e 'ora il principale produttore di energia solare ed ha appena annunciato che investira' 325 miliardi di dollari nel sole e nel vento. L"India parla di target del 57% di energia elettrica dalle rinnovabili entro il 2027. Tesla annuncia la batteria Powerwall per stoccare l'energia generata di giorno e piu usarla di notte. 

Dal 2000 ad oggi la quantita' di energia solare e' settu-plicata; per il vento raddoppiata. 

Interessante che anche i prezzi del petrolio e del carbone e del gas calano, ma non abbastanza da far crescere investimenti e desiderio di aumentarne gli impianti. 

Ma la strada e' ancora lunga: solo il 20% dell'energia elettrica a livello globale e' rinnovabile e se si esclude l'idroelettrico siamo al 4%. 
Ed e' qui che giace l'opportunita' : si puo' fare, e siamo all'inizio. Siamo in un periodo di transizione, in cui il vecchio paradigma della centrale elettrica a fonti fossili lentamente muore.

Secondo lo International Energy Agency, ogni giorno si installano mezzo milione di pannelli solari e la sola Cina ogni mezz'ora installa una turbina a vento. 
Come per tutte le cose, i semi che si piantano ora, daranno frutti fra due, tre, dieci anni.

Ma occorre volerli piantare questi semi e curarli e non lasciare che le cose vadano avanti a casaccio. E questo vale per anche per l'Italia.

Occorre decidere di voler cambiare, di voler un sistema piu' efficente, piu' moderno, che guarda al futuro.

Occorre volere avere le basi affinche' possa un giorno comparire sulla scena un Elon Musk italiano, o in cui i nostri treni saranno a vento, o in cui decidiamo di non concedere piu' nessuna, ma proprio nessuna concessione petrolifera perche' il nostro obiettivo e' una Italia 100% rinnovabile.

Il futuro andra' avanti con o senza di noi.



Thursday, June 22, 2017

Boom del sole in California: regalata energia all'Arizona










Per due settimane di Marzo, l'Arizona ha ricevuto energia gratis dalla California. Anzi in alcuni giorni l'eccesso di solare prodotto dal nostro stato era cosi grande, che Sacramento ha dovuto pagare Phonenix per prenderla e non sovraccaricare le linee.

Era gia' successo a Gennaio e a Febbraio. 

Ovviamente tutto questo e' stata una manna per l'Arizona, che ha risparmiato milioni di dollari, secondo il gestore della rete elettrica di California, anche se i numeri esatti non sono stati annunciati.

Ovviamente questo e' anche un problema per la California.

Il regalo all'Arizona sarebbe stato ancora maggiore se non fosse stato che in alcuni giorni gli impianti al sole sono stati operativi solo parzialmente, appunto per non portare al sovraccarico.

C'era solo il sole? No, assolutamente no. Anzi, sebbene raddoppiata rispetto al 2016, l'energia prodotta dal sole che finisce in rete e' ancora solo il 10%.  E poi c'e' un altro 4% che arriva dai tetti e che viene usata in loco. 

Quello che c'era e che c'e' ancora a occupare lo scenario energetico e' il gas, e i gestori di questi impianti che cercano di proteggere i loro interessi, costi quel che costi.

Una piccola parentesi. La California e grande, e per molte cose disorganizzata. A volte veniamo presi in giro per essere troppo liberali (progressisti) e perche' ci sono mille e piu' enti a fare la stessa cosa.

E per l'energia e' la stessa cosa. Non c'e' un vero ente che coordina tutto, ma un potpourri di agenzie varie. Il risultato e' che sebbene abbiamo un surplus di energia in questo stato (e appunto paghiamo l'Arizona per prendersela!) i costi dell'energia sono ancora elevati.

Paghiamo qui il *doppio* di quanto paga l'americano medio, secondo il Los Angeles Times, appunto per una mal gestione.

Abbiamo l'obiettivo bellissimo di arrrivare al 50% di energia da sole e vento entro il 2030. E' una decisione che arriva da Sacramento. Oggi in totale siamo al 25%. Si prevede che il sole scoppiera' nei prossimi anni a causa del crollo dei prezzi, e della loro maggior efficenza.  L'obiettivo ulteriore e' il 100% entro il 2045.

Possiamo farcela.

Ma allo stesso tempo chi controlla e gestisce gli impianti per la gestione dell'energia lo fa in modo indipendente da Sacramento. E cosi, fino a pochi anni fa hanno continuato a fare le cose che facevano prima: approvare rinnovi ad impianti a gas, senza troppo accomondare la nuova realta' rinnovabile.

Perche'?

Perche' come detto, tutto il mondo e' paese e pure il gestore californiano ha amici e connessioni e parenti da accontentare. La solfa e' che le rinnovabili sono imprevedibili a causa delle fluttuazioni climatiche, che non si sa mai con le batterie, e che per essere sicuri occorre usare le fossili. E quindi, approviamo il gas!

Spesso ci sono stati battibecchi fra i politici di Sacramento, questi gestori statali, e i gruppi ambientali.

Esempio? La ditta AES Southland propose nel 2012 di abbattere una vecchia centrale a gas a Redondo Beach e di ricostruirla per un costo stimato fra i $250 e i $275 milioni. Avrebbero pagato tutto i residenti, con un aumento del costo in bolletta. Inizialmente quelli della AES Southland la spuntarono, sebbene le rinnovabili continuassero a crescere e sebbene occhi indipendenti non ne vedesse veramente l'utilita' di questo vecchio-ma-nuovo impianto a gas.

Tutti sappiamo come andra' a finire: le fossili prima o poi spariranno, lo sappiamo tutti. Ma per adesso c'e' ancora questo periodo di aggiustamento, in cui la morte del fossile coincide con la maturazione delle rinnovabili.

Un segno di questa battaglia dal vincitore annunciato e' che di recente e' stato deciso, per la prima volta qui in California, che alcuni impianti a gas vecchi e bisognosi di essere rinnovati verranno demoliti e mai piu ricostruiti.  Altri sono sotto esame, per capire cosa farne.

Intanto occorre trovare armonia fra tutti i pezzi e capire come bene regolamentare il tutto. Le calibrazioni energetiche sono difficili, specie se contiamo l'energia generata dai tetti dei residenti.

Ma perche' non spegnere le centrali a gas quando il sole picchia forte? Perche' e' piu' facile spegnere un campo solare che non una centrale a gas.  E quindi si tengono accese le ultime e si spengono le prime.

Nonostante tutti questi balletti a volte i conti proprio non tornano e quindi occorre mandare l'energia in eccesso in Arizona o in Nevada. Quando gli serve la pagano, quando no, dobbiamo noi pagare loro.

Un paradosso, no? Paghiamo Arizona e Nevada per prendersi la nostra energia e noi teniamo accesi gli impianti a gas, e nel frattempo le ditte del gas cercano di prolungare l'agonia finche' possono.

Ma un giorno tramonteranno, lo sanno anche loro.

Come e' finita a Redondo Beach?

Alla fine nel 2017, dopo anni di battaglie legali e di udienze, e' stato deciso che davvero la centrale a gas della AES Southland non serviva.

Quella vecchia chiudera' nel 2020 e poi sara' storia. 

Il buon senso ha vinto.

Wednesday, June 21, 2017

Dal Texas: il petrolio causa inquinamento e terremoti







E' considerato "lo studio" per eccellenza sullo stato delle trivelle in Texas. 

Le estrazioni di petrolio inquinano l'aria, erodono il suolo, contaminano l'acqua, causano terremoti.
Puo' bastare?

E lo dice un consorzio di scienziati dello stato piu' trivellato d'America, l'Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas. E non si parla solo di ambiente, ma anche di guai sociali.

Il petrolio che ha portato ricchezza a tanti in Texas ha anche portato alla degradazione delle risorse naturali, ha aumentato gli incidenti stradali, portato traffico a zone rurali.

Non che la gente normale non lo sappia: e' un dato di fatto che l'acqua e l'aria sono spesso soggette a contaminazioni vicino ad operazioni di petrolio e di gas, con o senza fracking.

Intanto, specie negli ultimi anni, si accellerano le operazioni di green-washing, mentre che si trivella sempre piu vicino alle citta', a zone naturali protette, a riserve idriche e in generale in zone dove e' meno indicato stuzzicare il sottosuolo.  Dicono di usare programmi di riclicaggio dell'acqua, di avere filtri e attrezzatura ultramoderna. Sara', ma nessuna di queste cose puo' veramente garantire che non succedera' mai niente. Anzi.

Ma cos'e' questo Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas? E' la crema della comunita' scientifica del Texas. Ci fanno parte tutti i premi nobel dello stato del Texas, i membri dell'accademia nazionale di scienza del Texas. Hanno iniziato a indagare due anni fa, assieme ad avvocati, geologi, seismologi, ingegneri e pure petrolieri.

Hanno analizzato centinaia di documenti e di studi.

Il Texas non ha un database comune dei danni dai petrolio, nessun protocollo statale per lo studio dell'ambiente, non tiene la lista delle perdite da renieizione. Non ci sono neanche dati presi in modo sistematico sulle tossine in atmosfera.  Non vengono presi dati su flora e fauna.

Alla fine sono state scritte 204 pagine, con una lunga lista di danni e di potenziali problemi.

Come il Texas, cosi la Basilicata.