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Tuesday, August 30, 2016

Costa Rica: ancora record nel 2016 -- 113 giorni di elettricita' senza petrolio





Anche per il 2016 il Costa Rica continua la sua corsa con le rinnovabili. Grazie all'idroelettrico che fa la parte del leone, al vento e all'energia geotermica, il paese ha prodotto oltre il 96% della sua energia da fonti non fossili dal 1 Gennaio ad oggi.

Per la precisione, di circa 5,050 GWh di elettricita' generata nei primi sei mesi dell'anno, il 69% e' arrivato dall'idroelettrico, il 13% dal geotermico e il 12% dal vento. Il resto e' sole e biomasse.

A Giugno il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnovabili.
A Luglio il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnobaili.
Ad Agosto il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnovabili.

In totale da fine Maggio ad oggi, siamo a 113 giorni di elettricita' solo dalle rinnovabili.

Chi l'avrebbe mai detto? Questo piccolo paradiso del turismo e' diventato pioniere dell'energia non fossile grazie ad investimenti lungimiranti, ad una classe politica volenterosa e alla voglia di guardare avanti.  Certo, la sua posizione geografica, il fatto di non essere densamente abitata, l'abbondanza di acqua e di sistemi idroelettrici aiutano molto, ma il punto e' che lo si e' voluto, e che l'infrastruttura non e' arrivata dal cielo.

I primi impianti idroeletrici arrivano qui all'inizio del 1900, ma investimenti e progetti a scala maggiore arrivadono alla meta' del secolo. Nel 1949 venne istituito l'Instituto Costarricense de Electricidad che gestisce tutte le dighe pubbliche del paese.   Dal 1989 ci sono anche i privati.

Nel 2015 generarono il 99% dell'elettricita' dalle rinnovabili, con 285 giorni di soli sole, vento ed idroelettrico. Di questi giorni 75 sono stati consecutivi.

Quest'anno vogliono fare ancora meglio.

L'obiettivo a cinque anni, per una nazione di circa 5 milioni di persone e' di liberarsi completamente di oil and gas. Entro il 2021 vogliono  essere "carbon neutral": cioe' emettere tanta CO2 quanta ne si assorbe.

E vogliono fare questo con sistemi di trasporto elettico e/o ibridi, con l'incentivo per i veicoli non alimentati da idrocarburi, per esempio biocarburanti, e con una tassa, detta C-neutral, sugli impianti turistici che devono certificare di essere appunto carbon neutral. Cioe' possono emettere tanta CO2 quanto ne assorbono oppure devono pagare una tassa.

L'ostacolo maggiore sono ovviamente le automobili. In questo momento gli autobus sono tutti o quasi a diesel. Ma il governo cerca di svoltare: la maggior parte dei nuovi veicoli sono tutti ibridi o elettrici.

Altre cose che aiutano il Costa Rica: l'essere la quarta piu' piovosa del mondo, il fatto di non avere grande industrie impattante, cosicche possano essere piu' flessibili negli usi e non ci sia bisogno di enromi quantitativi di energia da generare. 
 
Sopratutto l'eliminazione dell'esercito venne con una clausola: i soldi risparmiati dovevano essere usati per salute, istruzione e ambiente. Niente soldi ai miliari, e investimenti invece per programmi sociali e di utilita' pubblica. 
 
L'hanno fatto veramente ed ecco qui i risultati. 




Saturday, August 27, 2016

Greensburg, Kansas -- dopo il tornado 100% rinnovabile

4 Maggio 2007, Greensburg, Kansas



Dal 2007 ad oggi

l'Ospedale crollato sopra
l'Ospedale nuovo, 100% rinnovabile, sotto
 
 


I tornado del Kansas per la stragrande maggioranza degli americani significano una sola cosa: Dorothy, la bambina del Mago di Oz, con le scarpette rosse che vola nel cielo per arrivare nella terra di Oz. Dorothy la protagonista del famoso film del 1939 con Judy Garland, diretto da Victor Fleming, che poi diresse Via col Vento.

Ma i tornado del Kansas sono anche la premessa di un altra storia, di ricostruzione, di voglia di rinascere dalle ceneri meglio di prima.



Successe tutto la notte del 4 Maggio 2007.
 
Un tornado classificato come EF-5, cioe' con venti di velocita' superiore a 320 km per ora (il piu' devastante che possa esserci) spazzo' via la maggior parte della citta' di Greensburg, un piccolo centro agricolo in Kansas.
 
Quasi tutti i 1400 cittadini persero la loro casa, in undici morirono e della citta' del giorno prima non rimase niente. 
 
Ovviamente all'inizio ci fu stupore, tristezza e angoscia. Ma presto si inizio' a pensare alla ricostruzione. Come fare? Cosa fare? .. perche' non ricostruire Greensburg secondo i criteri di archiettura verde? Di risparmio energetico? Di efficenza? 
 
In una parola, facciamo questa Greensburg green di nome e di fatto.
 
A parlare con i residenti, la decisione fu presa subito:  le prime riunioni sul da farsi vennero tenute nelle tende allestite per i senza tetto del dopo-tornado. Vennero invitati e coinvolti *tutti*. Il personale degli ospedali, i rappresentanti delle non-profit, i politici, le famiglie.
 
Alcuni decisero di lasciare la citta' per sempre. Troppo il dolore. E dei 1400 abitanti, si passo' a 775.
 
Ma fra quelli che rimasero, l'accordo fu unanime. Nonostante la distruzione ed il terrore del tornado si decise di voler usare la catastrofe come un punto di partenza per una citta' migliore.
 
I residenti di Greensburg vollero non solo costruire una citta' verde, ma costuire una citta' che potesse durare nel tempo, che potesse portare al 21-esimo secolo i loro valori di comunita' agricola e rurale, e che rispettasse il loro desiderio di autosufficenza. Non volevano essere bollati come sognatori o utopistici. Volevano invece che la citta' funzionasse, che fosse vera e migliore di prima.
 
E cosi iniziarono. Tutti a pensare a come poter rendere le nuove costruzioni il piu possibie eco-friendly ed efficenti.

In alcuni casi fu necessario spendere il *doppio* dei costi normali. Ma avevano deciso di investire nelle rinnovabili, e nessuno si lamento'. 
 
Sono passati quasi dieci anni da allora.
 
Nel 2016 gli edifici pubblici sono ora tutti LEED al piu' alto livello- cioe' con certificati ufficiali di sostenibilita' ambientale, ci sono sussidi per sole e vento per chi vuole installare impianti rinnovabili nei propri tetti e nei proprio giardini, e il masterplan della citta' ha spazio per il verde pubblico, e isole pedonali. 
 
Il modo in cui le rinnovabili sono pensate per le case dei residenti e' che quello che non viene usato viene immesso nelle rete e si viene pagati a prezzo di mercato.  E infatti il sole e il mini-eolico sono dappertutto.
 
La pubblicita' non e' mancata: ci furono storie nella stampa nazionale ed internazionale, e Leonardo Di Caprio ci fece pure uno speciale in televisione.  

E dopo quasi dieci anni, tutto cio' che e' stato speso in piu' per essere "green" nella fase di costruzione e' stato ripagato in termini di risparmio energetico e di minori costi per la generazione dell'energia. Sono nate piccole ditte specializzate nell'installazione di mini-eolico che hanno fatto il passo di qualita'. La BTI Wind Energy da Greensburg e' passata ad installare turbine in altre comunita' americane ed in Canada.
 
La citta' di Greensburg avvio' anche una partnership con la John Deere Renewable Energy ed il Kansas Power Pool per creare un piccolo parco eolico a otto chilometri dal centro cittadino. Questo parco eolico integra il solare e il mini-eolico prodotto in citta' cosicche' a Greensburg il 100% dell'energia elettrica e' da rinnovabili. Non solo, quello che avanza viene venduta ad altri comuni limitrofi.

L'ospedale, il museo civico, il municipio ed altri 10 uffici pubblici sono tutti ad alta efficenza energetica e si stima che solo questo fa risparmiare alla citta' 200mila dollari l'anno.

Oggi, la popolazione e' tornata a crescere, seppure lentamente, ci sono nuovi esercizi commerciali, e progetti per i giovani.  In televisione si parla di Greensburg come di un modello possibile di citta' verde e di speranza nel cuore del midwest americano.

E' evidente che Amatrice e Greensburg sono due cose diverse, per storia, per geografia, per il tipo di vita che ci si conduce. Ho voluto pero' raccontare questa storia perche' e' un esempio bello di speranza, per guardare un pochino avanti con un senso che non tutto e' perduto. Se l'hanno potuto fare a  Greensburg, di passare dalla distruzione ad una citta' modello, lo si puo' fare anche altrove, nei modi e nei tempi giusti.

Ecco spero che un giorno si possa riguardare indietro a questa notte del 24 Agosto e vedere che dalla tragedia e dalle notte buia buia che nessuno voleva e' venuto fuori anche qualche cosa di buono e di duraturo.  Che sia una Amatrice della buona ricostruzione, del buon vivere, dell'energia green, non importa. Ma che sia qualcosa di cui essere orgogliosi.

Passate le polemiche e il tanto parlare, la rabbia per tutto il malcostume italico dell'approfittarne e della superficialita', occorrerra' guardare avanti.

E il modo migliore che c'e' per onorare quei quasi 300 morti, per tutti quelli che hanno perso tutto, e per chi verra' dopo di noi, e' di ricostruire con onesta' una Amatrice migliore.





Wednesday, August 24, 2016

Duane e Adam e altri 40,000 che regalano una spiaggia alla Nuova Zelanda





"All those who contributed have given a wonderful gift to our nation."



Voglio raccontare una storia di umanita' bella in questi giorni del terremoto laziale.

I nostri protagonisti sono due cognati della Nuova Zelanda, Duane Major e Adam Gard’ner. Il primo ha 44 anni e fa il pastore (religioso, non di pecore) e l'altro l'allenatore di tennis.

Assieme a loro, una spiaggia lungo le coste della Nuova Zelanda, quella piu' a sud. Si chiama Awaroa Beach e fino a poco tempo fa era di proprieta' privata.

Le foto parlano da se: il mare e' qui meravogliosamente blu, pulito, pacifico.
La spiaggia e' lunga 800 metri ed e' accessibile solo dal mare o da elicottero.

Il proprietario della spiaggia, Michael Spackman, era stato generoso con i visitatori. Anche se era sua, ci si poteva andare a visitarla, a farci il bagno. In molti ci passavano davanti mentre facevano kayak magari dopo la visita ad un parco non lontano chiamato Abel Tasman National Park.

Ma era arrivato il momento di vendere. E cosi a Natale 2015 Mr. Spackman la mette sul mercato. Awaroa Beach viene descritta come "la piu' bella spiaggia del pianeta" 

Major e Gard’ner che conoscevano quella spiaggia dalle loro gite in kayak erano preoccupati che il solito palazzinaro o resortaro la comprasse, ci piazzasse il suo cemento, e che sarebbe stata la fine dell'accesso pubblico e di cosi' tanta bellezza.

La spiaggia era stata messa in vendita a 2 milioni di dollari.

Che fare.

Ne Major ne Gard'ner avevano questi soldi.

Mmh.

L'idea gli venne facile: facciamo una colletta per comprarla e poi la regaliamo alla Nuova Zelanda come regalo di Natale.  Dopotutto non e' giusto che un oasi di pace debba essere di proprieta' privata.

E cosi hanno iniziato con il crowdfunding. Il sito che hanno usato si chiama
Givealittle. Si puo' dare da un dollaro fino a che si vuole.

Avevano 3 settimane per racimolare i soldi.

E cosi hanno fatto. La storia e' rimbalzata sui social media, sui notiziari del paese e tutti hanno fatto la loro parte: scuole, individui, organizzazioni. Pure il governo ha dato 150mila dollari. Alla fine, una delle associazioni piu' note del paese, detta Joyce Fisher Charitable Trust ha donato 250mila dollari.

Raccolgono i soldi - 2 milioni e 78mila dollari. 40,000 donazioni.
Ci stanno pelo pelo.

Ma sono preoccupati: magari il venditore ha trovato qualcuno che gli offre di piu': 2 milioni e mezzo? Tre? Cinque?  E se le carte di credito dei donatori risultassero false o magari i numeri erano sbagliati? E se qualcuno dei donatori ci ripensasse?

Cosa avrebbero fatto? 

Consultano un team di avvocati. Probabilmente non ci sarebbero riusciti: troppe le variabili in gioco.

Major e Gard'ner si preparano ad una conferenza stampa per annunciare che molto probabilmente non ci sarebbero riusciti a comprare la spiaggia.

Ma proprio all'ora X il governo decide di dare loro altri 200mila dollari. Si arriva a 2 milioni e 278 mila dollari.

Alle 10:30 di quella stessa sera, Mr. Spackman accetta.

La spiaggia e' di Major e di Gard'ner, che increduli e felici, la regalano al Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda.

La spiaggia e' ora parte dell'Abel Tasman National Park ed e' stata aperta al pubblico nel Luglio del 2016 - tantissimi i visitatori.

E non solo, l'idea ha preso piede in Nuova Zelanda e ci sono una miriade di altre piccole inziative del genere: crowdfunding per comprare terreni privati e farci parchi e spiagge per tutti.
 
I due si descrivono come persone normali che volevano fare qualcosa di buono per la propria nazione.




Ecco, mi sembrava un piccolo segnale di speranza per noi tutti.
C'e' qualcosa di rasserenante nella generosita' gratuita.  

Saturday, August 20, 2016

Obama a vendere altre concessioni a mare nella sprofondante Louisiana. Ma non si presenta quasi nessuno.



Solo tre compagnie hanno risposto alla vendita di 24 concessioni su 4400.
 BP,  BHP Billiton Petroleum Inc e la Exxon che hanno offerto 18 miliardi di dollari.

Perche' cosi poco? 

Perche' trivellare in mare costa tanto, e' pericoloso e i prezzi del petrolio sono bassissimi.
I pozzi erano a 400 e i 1600 metri di profondita' dal livello del mare. 

In compenso, l'asta e' stata tenuta online e non dal vivo per timore delle proteste

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Il giorno 24 Agosto 2016, si e' tenuta una nuova asta per la vendita di concessioni petrolifere nel martoriato golfo del Messico. Succedera' tutto nel New Orleans Superdome, non lontano dalle recenti alluvioni causate, in parte, anche da oil and gas. 

La situazione e' qui cosi grave che il governatore di Louisiana ha dichiarato lo stato di emergenza.

E' una situazione assurda: i contorni dello stato della Louisiana sono diversissimi oggi da quelli delle mappe di cento anni fa. Tutto ingoiato dal mare dei cambiamenti climatici, dall'erosione, dalla subsidenza. Tutto, in misura piu' o meno grave, causato dal petrolio. 


Ma non sono i canali di Venice Beach o di Amsterdam o di Chioggia o di Venezia. Sono i canali dei petrolieri scavati per metterci oleodotti e valgono 100 miliardi di dollari. Questo per capire quanti ce ne sono, e quanto importanti sono per i petrolieri. 

Ed e' un circolo vizioiso: hanno causato erosione e subsidenza. La costa retrocede e i canali, le raffinierie, gli impianti di stoccaggio, sono piu' esposti all'erosione dell'acqua marina e tutto e' a rischio tempeste, alluvioni.

Gli oleodotti sono stati messi li nel 1950, 1960, 1970 e i geologi e gli ingegneri del tempo pensavano che sarebbero stati protetti dalle paludi, che avrebbero tenuto a bada l'acqua del mare. Una sorta di spugna naturale. I petrolieri sono i proprietari di circa l'80% della costa dello stato. Ma non e' andata come loro pensavano. C'e' l'erosione, e l'acqua corre.

Ogni anno in Louisiana circa 35 chilometri quadrati di terra viene ingoiato dal mare. La linea del mare indietreggia di un metro ogni mese. 
Un metro al mese.
Si calcola che potrebbero essere esposti circa 1000 chilometri di oleodotti nel corso dei prossimi 25 anni. 

A causa delle alluvioni di quest'anno la stessa Exxon Mobil ha dovuto chiudere alcune unita' di raffinazione ed adesso sono gli stessi petrolieri che sono interessati a misure preventive e di mitigazione perche' e' il loro business che ne soffre. Perdono circa 14 milardi l'anno. 
E cosi sorgono queste inaspettate partership:  America’s Wetlands Foundation da un lato e dall'altro ConocoPhillips, Chevron e CITGO Petroleum, BP, Shell, Exxon Mobil.
Finora la ConocoPhillips, che e' la proprietaria della maggior parte della laguna della zona ha investito in 77 progetti ambientali, 18 sono in corso.

Ma solo perche' le servivano a lei.
I costi sono proibitivi: almeno 100 miliardi di dollari sono le stime. Da dove devono venire questi soldi? E per la parte di costa che non interessa ai petrolieri? Una parte dei fondi per la costa deriva dalle royalties dello stato della Louisiana, ma con il crollo dei prezzi del petrolio, anche i ricavati dalle royalties che vanno alla mitigazione ambientale sono in crollo.
E poi, ovviamente, se si continua a scavare canali, se l'erosione continua a mangiarsi la terra, e' evidente che per quanto si possa continuare a pagare, non si va lontano: si torna sempre punto e daccapo.
E siccome siamo qui davvero in un circolo vizioso, in cui non e' piu' neanche lontanamente pensabile una Louisiana senza oil and gas, i politici invece di dire: non trivelliamo piu', dicono: trivellate ma sistemate quello che distruggete.
Ma alcuni non ci stanno, e iniziano a denunciare oil and gas in tribunale. Le localita' di  Jefferson, Plaquemines, Cameron and Vermilion hanno portato in causa dozzine e dozzine di petrolieri perche' non si sono prese cura dei terreni che hanno trivellato.
Alla fine, sono petrolieri e fanno, sempre, in Louisiana come a Viggiano, quello che gli fa comodo a loro. E se adesso siamo qui, e' perche' qualcuno glielo ha permesso. Noi. Da 100 anni a questa parte. 

Ed e' in questo contesto che e' folle l'idea di Obama di vendere *altre* concessioni a mare. 
Come ci pensa? Non vede tutto quello che oil and gas ha portato alla Lousiana?
 
Possibile che non riesca a fare due piu due nella sua testa? 

Come fa Obama a volere fare il paladino dei cambiamenti climatici a Parigi e nei suoi altisonanti discorsi e poi a continuare a lottizzare il mare di Louisiana e a venderle ai petrolieri come se niente fosse? 

Non si rende conto che e' pura ipocrisia da parte sua? 

E' alla fine del suo mandato, e tutto quello che deve fare, adesso che non si sono piu' elezioni per lui, promesse da fare o consensi da ottenere e': la cosa giusta.

E la cosa giusta e' di fermare questa folle corsa petrolizzante al largo delle coste di Louisiana. 
 

Friday, August 19, 2016

Olanda e Norvegia 2025: niente auto a benzina. Gia' ora in Norvegia il 29% di auto vendute e' elettrico





Eccoci qui.

Pare solo l'altro ieri che tutti a dire "non si puo'". Il sole e il vento e le batterie "non sono affidabili".  E poi, si e' passati ad un timidissmo "forse", l'elettricita' si magari dal sole, ma le macchine no, assolutamente no, e come facciamo? Gli ibridi sono cose da ibridi-chic, costano troppo. E se si fermano per strada?

E invece guarda. Siamo arrivati quasi alla fine.

Le macchine elettriche non sono piu' un sogno. Arriveranno, ed ogni giorno e' un passo in piu' verso la fine della petrol-schiavitu'. Gia' la Norvegia aveva deciso che avrebbero bannato la vendita di auto a benzina e pure di quelle ibride entro il 2025.

Adesso arriva l'Olanda che decide la stessa cosa: il divieto del motore a combustione interna sulle nuove automobili - cioe' di macchine nuove che vanno a benzina o a diesel -- entro il 2025. Solo veicoli a emissioni zero - cioe' elettriche o a celle d'idrogeno potranno circolare se nuove. Zero ibridi. La Germania pensa allo stesso tipo di divieto entro il 2030.

Occorre un attimo pensare all'enormita' di tutto questo.

Sono decisioni monumentali. Non sono firme astratte. Significa che questi paesi stanno essenzialmente *ripensando da zero*  il loro modello di trasporto, economico, infrastutturale. Occorrera' mettere dappertutto celle di ricarica, occorrera' dismettere piano piano le stazioni a benzina, istruire meccanici.

E poi, questo succede in Norvegia, paese *ricco* grazie al petrolio. In Olanda, la patria della Shell.  In Germania, la patria di BMW, Porche e Mercedes. Tutte che decidono che il modello petrolio-per-auto non e' piu' accettabile e che occorre iniziare a ripensare.

E l'Italia della FIAT e dell'ENI dove sta?

L'Italia di Matteo Renzi perche' non c'e' qui?

Qual'e' la data in cui anche in Italia saremo a veicoli venduti solo se elettriche? 

Dietro questo cosidetto movimento“to save the Earth” c'e' Mr. Jan Vos, del partito del labour d'Olanda che dice semplicemente che se vogliamo salvare il pianeta occorre liberarsi di petrolio al piu' presto. E ricorda che non deve essere una cosa da ricchi. Vuole che ci siano incentivi in questo senso, cosicche' con la produzione di sempre piu' veicoli elettrici i prezzi crollino.

Anche qui ci sara' chi dira' che le auto elettriche sono troppo costose. Si, lo erano anche i pannelli solari, il cui costo da proibitivo venti anni fa e' poi diventato accessibile. E lo stesso vale per telefonini, TV giganti, computer. 

Si inizia con gli incentivi, si passa al mercato di massa, e tutto diventa standard.  E' quello che adesso accade in Norvegia, dove grazie a fondi governativi, si aiutano le persone a comprare macchine elettriche. E' cosi che sono arrivati quasi ad un terzo delle nuove macchine vendute e che vanno ad elettricita'.

Anche qui riflettiamo: il paese del petrolio vende greggio a noialtri, e con i soldi ci paga le pensioni, e gli incentivi per le macchine elettriche. Non so se sia ipocrisia o realpolitik, ma certo e' che se facessero la stessa cosa a Viggiano per esempio sarebbe un passo in avanti.  
Non so se l'Olanda riuscira' nel suo intento. Alla fine, nel 2016 solo in 15% delle auto vendute e' elettrico. Non male. Come non male l'idea di osare, di volere, di essere artefici del proprio destino con idee e con obiettivi.

Aspetto sempre Matteo Renzi a fare annunci progressisti per l'Italia, la sua energia, la sua gente.